Più informati, più influenzati. Le paure e le opinioni degli italiani alimentate dai media.

Un sondaggio IPSOS sul rapporto tra gli italiani e il mondo svela come gli italiani oggi siano più informati e globalizzati, ma allo stesso tempo più esposti alle influenze esercitate dai mass media. A interessarsi non più solo la classe media, istruita e “di sinistra”. Le preoccupazioni maggiori: terrorismo internazionale e immigrazione.

IPSOS ci racconta di un’Italia sempre più aperta al mondo globale, ma allo stesso tempo insicura e chiusa come una fortezza di fronte alle minacce che provengono da fuori: soprattutto immigrazione e terrorismo.

Gli italiani sono sempre più attenti a quanto accade nel mondo; cresce soprattutto la fruizione saltuaria e sporadica. Sono soprattutto giovani tra i 25 e i 34 anni e gli over 55 a interessarsi. Una crescita che sembra avere un’impennata nel 2015, annus Horribilis del terrorismo islamico in Europa.

Gli italiani informati: non più soltanto benestanti, colti, del nord e di sinistra.

A vantare il primato dei più informati restano dirigenti e professionisti (+7% dal 2016 ad oggi), il cui interesse per gli accadimenti internazionali risulta più o meno costante. Oggi, però, la vera novità è rappresentata dall’ingresso nella Galassia Gutenberg di quelle categorie tradizionalmente caratterizzate da un profilo socio-culturale e socio-economico basso: persone con basso capitale culturale (+6% con licenza elementare + 2% i diplomati nell’ultimo anno), operai (+ 6% nell’ultimo anno), disoccupati (+11% dal 2014 al 2015 e +5% nell’ultimo anno), casalinghe (+ 5% nell’ultimo anno) e pensionati (+11% solo nell’ultimo anno). Rispetto al ceto medio-alto, il loro interesse è decisamente più incostante. Il 2016, infatti, registra un calo di fruizione di notizie soprattutto da parte di operai (-17%), studenti ( -11%), pensionati (-14%), disoccupati (-10%). Ciò dovuto, con tutta probabilità, all’impatto mediatico degli eventi terroristici nel 2015. Una volta passata l’emergenza terroristica, seguì nel 2016 un vertiginoso calo della fruizione mediale; calo, peraltro, che appare più contenuto se si osserva il comportamento dei ceti medio-alti e impiegatizi.

 Ad essere “annoiati” oggi risultano essere proprio quelle categorie tradizionalmente colte e informate: studenti (-6% nell’ultimo anno), insegnanti, lavoratori autonomi e impiegati (-3% nell’ultimo anno) e laureati (-2% nell’ultimo anno).

Anche la distribuzione territoriale dei dati e la classificazione degli interessati in base all’orientamento politico appaiono interessanti. Il Nord-Ovest, da sempre cuore produttivo e pulsante non solo dell’industria ma anche della cultura italiana, perde il primato (-7% nell’ultimo anno) a vantaggio del Centro Italia (+6% nell’ultimo anno), ma soprattutto del Mezzogiorno e delle Isole (+12% nell’ultimo anno). Gli elettori di sinistra restano i più attenti a quanto accade nel mondo, ma il loro numero non è cresciuto significativamente negli ultimi quattro anni (solo +6%), se confrontato con la crescita degli elettori di centro (+11% dal 2014 ad oggi) e di centrodestra (+12% dal 2014 ad oggi) che fanno registrare, specie nell’ultimo anno, un vero e proprio boom (rispettivamente +5% e +8%).

Terrorismo internazionale e immigrazione: le paure degli italiani

L’attentato nella sede parigina di Charlie Hebdo agli inizi del 2015 produce uno slittamento dei trends d’opinione: non è più la crisi economica la minaccia numero uno per l’Italia, quanto il terrorismo islamico. La percezione della minaccia del terrorismo oscilla a seconda della risonanza mediatica (si ha ad esempio un secondo picco a seguito degli attentati parigini di novembre). Oggi essa appare fortemente ridimensionata per quanto riguarda le minacce per il nostro Paese, ma gli italiani non smettono di riservare al terrorismo il primo posto tra le minacce globali.

ipsos minaccia grave

Ma il 2015 è per l’Italia anche “l’anno dei flussi migratori”: nonostante la diminuzione degli sbarchi (il 9% in meno rispetto al 2014), aumenta notevolmente l’attenzione mediatica sugli immigrati (80% in più sulla stampa e 250% in più sui tg, secondo i dati dell’Associazione Carta di Roma). Non sorprende, dunque, che a partire dalla primavera del 2015 (e con il picco raggiunto quell’estate) l’immigrazione venga avvertita sempre più come minaccia, oggi collocata dagli italiani in modo più o meno stabile al secondo posto tra le minacce percepite.

Buona difesa dal terrorismo, debole controllo dell’immigrazione: l’operato del governo per gli italiani

Quattro italiani su dieci ritengono che l’emergenza rifugiati sia un problema sottovalutato. Il giudizio sull’operato del governo su questo fronte è peggiore rispetto all’anno scorso (-3%), benché sia migliorato rispetto al giudizio del 2015 (+2%): oggi solo poco più di un italiano su tre è disposto a giudicare positivamente quanto fatto dal governo in materia di immigrazione, mentre uno su sei giudica positivamente la scelta di Minniti di chiudere la rotta dalla Libia. Cresce considerevolmente il numero di quanti ritengono che tutti i migranti, a prescindere dai motivi che li hanno spinti a emigrare, andrebbero respinti (+10% nell’ultimo anno, quasi un italiano su quattro).

ipsos chi accogliere

governo e migranti

Oltre la maggioranza degli italiani ritiene che le spese del governo per la politica estera siano sufficienti, ma è un dato che va diminuendo (-5% nell’ultimo anno), dopo un miglioramento tra 2015 e 2016 (+4%). Rispetto alle spese del governo per la difesa, le cose sono un poco differenti: nel 2015, a seguito dell’effetto degli attentati terroristici in Francia sulla percezione di insicurezza dei cittadini italiani, solo il 40% riteneva sufficienti le spese del governo in materia di difesa (-20% rispetto al 2014); una situazione che, secondo gli italiani, è andata migliorando nel 2016 (+15% rispetto all’anno precedente), per poi peggiorare ulteriormente quest’anno, seppur di poco (-4%). Appena una maggioranza risicata (51%) degli italiani, oggi, ritiene sufficiente la spesa del governo per la difesa e la sicurezza dei cittadini, mentre una maggioranza più corposa (56%), sebbene in calo rispetto al giudizio espresso lo scorso anno (-2%) ritiene positiva la gestione dell’allerta terrorismo da parte del governo.

governo terrorismo

Amico o nemico? L’influenza dei media sulle rappresentazioni degli italiani.

L’influenza delle campagne mediatiche sulla formazione dell’opinione degli italiani appare chiara soprattutto sulla percezione che si ha dello scenario europeo e globale. Le sconfitte dell’IS in Siria (percepito dagli italiani molto meno forte rispetto al 2015) e la scomparsa della guerra in Siria dall’agenda mediatica conduce oggi gli italiani a considerare la Siria come una minaccia irrilevante, mentre appena due anni fa un italiano su tre la riteneva tale. Per la stessa ragione, la Russia è considerata meno influente nel condizionare gli equilibri internazionali, a differenza della Cina e della Corea del Nord, quest’ultima considerata la “nuova minaccia globale”.

Discorso analogo per quanto riguarda la percezione dei Paesi alleati o avversari dell’Italia in Europa. Gli intervistati tendono ad esprimersi in particolar modo su Germania e Francia, i due Paesi su cui si concentra maggiormente l’attenzione da parte dei mass media. Se ancora nel 2014 più della metà degli italiani riteneva la Germania della Merkel il principale avversario dell’Italia in Europa, oggi solo il 39% degli italiani è disposto a ritenerla tale. Significativo il dato del 2016, anno delle elezioni tedesche, in cui il 42% degli italiani riteneva contemporaneamente la Germania la principale alleata dell’Italia e la nazione più ostile. Il 2017 è stato invece l’anno delle elezioni presidenziali in Francia ed anche qui il dato che emerge è significativo: cresce sia la percentuale di coloro che ritengono la Francia la principale alleata dell’Italia (un italiano su quattro), sia quella di coloro che la ritengono un avversario (da 9% nel 2015 al 13% nel 2017).

peggior avversario terrorismo

principali alleati italia
La presenza mediatica di alcuni personaggi condiziona la rappresentazione degli italiani circa la loro popolarità e influenza politica. Draghi, Cristoforetti, Bebe Vio, Fabiola Gianotti sono considerati dagli italiani molto più rappresentativi dell’immagine dell’Italia all’estero di quanto non lo siano i politici; eccezion fatta per Berlusconi che permane una “star”, al di là della sua caratura politica. Papa Francesco gode di un’ottima popolarità e di un altrettanto ottimo giudizio circa la sua autorevolezza e influenza in politica estera, seguito da Putin, Markel, Draghi e appena preceduto da Trump, giudicato tanto influente sul piano politico internazionale, quanto irresponsabile e, addirittura, un “fattore di instabilità mondiale” per ben un italiano su tre.
Quali scenari politici?
Che siamo in presenza di un cambiamento epocale della fruizione delle notizie è evidente anche dalla semplice constatazione di quanto ormai smartphone e tablet accompagnino la nostra quotidianità. È ragionevole ipotizzare che tale modalità di fruizione informazionale– del tutto differente dai canali generalisti– sia destinata a crescere per i prossimi anni. È altrettanto ragionevole supporre che non vi siano grandi ripercussioni per ciò che riguarda i mutamenti d’opinione: né magnifiche sorti e progressive di una rinnovata consapevolezza europea, né eserciti di webeti abbindolati da fake news. Con buona pace tanto degli “apocalittici” quanto degli “integrati”.
Eppure, il fatto che nuove categorie di persone (anziani, casalinghe, persone caratterizzate da un basso status socioeconomico e culturale) si affaccino a questi canali informazionali, fa sì che essi siano sempre più “esposti” a certi frames capaci di orientare le loro rappresentazioni. Ciò vale specificamente per certe tipologie di notizie, ad esempio quelle riguardanti i flussi migratori e la minaccia terroristica, la cui ricezione viene accompagnata da specifiche rappresentazioni, veicolate da media e opinion leaders. Il risultato è quello di un effetto amplificatorio nella percezione di queste notizie che non solo contribuisce a rafforzare stereotipi e rappresentazioni precedenti, ma produce una vera e propria focalizzazione selettiva sulle notizie riguardanti quei fenomeni percepiti come “minaccia”. Da questa focalizzazione selettiva deriva poi un ulteriore rafforzamento dei costrutti e delle rappresentazioni iniziali che contribuisce ad alimentare il flusso (selettivo) di quelle stesse notizie: un vero e proprio circolo vizioso. In parole povere, le notizie vengono veicolate e raccontate ad hoc in base ai gusti delle persone, mentre quest’ultime selezionano le notizie in base ai loro stessi gusti, o meglio in base a ciò che avvertono come “prioritario” e che contribuisce a rafforzare le loro opinioni.
Ciò è evidente persino nei casi di notizie dal carattere “neutro”, il cui contenuto non attiva alcun “allarme” e percezione di minaccia. È il caso, ad esempio, delle elezioni tedesche e francesi. Il fatto che se ne parli costituisce di per sé una ragione non solo per conferire alla notizia un’importanza prioritaria, ma anche per schierarsi “pro” o “contro”. È emblematico il fatto che durante le elezioni francesi sia cresciuto il numero sia di quanti ritengono la Francia un’alleata dell’Italia in Europa sia di coloro che la ritengono la principale avversaria, mentre durante le elezioni tedesche è accaduto lo stesso in riferimento alla Germania.
Non diversamente dai tempi del film “Quarto potere” di Orson Welles, oggi la partita per il consenso continua ad essere giocata da chi detiene il maggior controllo delle informazioni o da chi è capace di fare il miglior uso dei nuovi canali informazionali non generalisti. La sfida sarà quella di riuscire a inserirsi all’interno del “Villaggio globale” dell’informazione, cavalcando frames esistenti o generandone di nuovi capaci di determinare dei significativi mutamenti dei trends d’opinione.
Una cosa però risulta chiara (e ciò dovrebbe fungere da monito per chi si affaccia al mondo della politica): a prescindere dal posizionamento che si sceglierà, non si può prescindere dall’ineludibile constatazione della piena appartenenza dell’Italia allo scenario internazionale ed europeo. Vincerà chi sarà in grado di dare risposte significative o quanto meno convincenti in merito alle questioni fondamentali della nostra epoca che sono avvertite come urgenti e globali.
Eugenio Galioto